In luglio, tramite il sito Expedia, troviamo su Internet l’offerta speciale di un albergo a quattro stelle nei dintorni di Bologna: l’Hotel Nettuno – via dei Serenari 13 – 40013 – Castel Maggiore (BO) offre una stanza matrimoniale, con bagno privato e prima colazione inclusa, a soli 30 euro a notte (più 3 euro di prenotazione). Avendo già programmato per i primi di agosto un viaggio in macchina in altre zone dell’Emilia Romagna, decidiamo di approfittare di questa offerta e di includere, sulla via del ritorno, anche una tappa a Bologna. Nel pomeriggio, provenienti da Parma, imbocchiamo l’autostrada A1 e seguiamo le indicazioni che ci siamo stampate da Internet: arrivati a Bologna imbocchiamo l’autostrada A13 direzione Padova, usciamo all’uscita Bologna Interporto, seguiamo i cartelli per Castel Maggiore e … ci perdiamo! Alla fine, dopo quasi un’ora, troviamo l’Hotel Nettuno seguendo i cartelli “zona commerciale” di Castel Maggiore. Tra l’altro, l’albergo non passa proprio inosservato: è molto grande, dotato di varie sale congressi e di un ristorante, con accanto due enormi antenne… A parte questo inconveniente, ci rendiamo conto che abbiamo trovato un Hotel di ottimo livello dotato di tutti i comfort a un prezzo incredibilmente basso, a soli 15 minuti da Bologna.
Avendo perso così tanto tempo, non possiamo fare altro che riposarci un po’ e andare a farci un giro a Bologna la sera. In Hotel ci danno una mappa della città e ci avvisano che il centro è chiuso al traffico. Parcheggiamo quindi poco prima della Stazione in una traversa di Via Matteotti. Il parcheggio nella zona è a pagamento (sono strisce blu) ma dopo le 18.30 non si paga. Attraversiamo il ponte della Ferrovia e ci ritroviamo in Via dell’Indipendenza. Già qui possiamo notare una delle principali caratteristiche di Bologna: i portici. Sulla mappa infatti leggiamo che la città ha in totale ben 35 km di portici. Sulla sinistra ci sono i giardini pubblici della Montagnola a cui si accede dalla imponente Scalea del Pincio, costruita nell’800. Più avanti notiamo la enorme facciata (del XVIII sec.) della Cattedrale di San Pietro, più volte distrutta e ricostruita, e infine la bella Palazzina Majani in stile liberty. Alla fine di via Indipendenza sbuchiamo a Piazza Nettuno, che deve il suo nome alla Fontana del Nettuno, opera cinquecentesca del Giambologna. Accanto, il Palazzo di Re Enzo (non visitabile se non in particolari occasioni), così chiamato perché vi fu tenuto prigioniero Re Enzo, figlio di Federico II, sconfitto e catturato dai bolognesi nel 1243 nella battaglia di Fossalta. Il Re Enzo visse prigioniero nel Palazzo 23 anni, fino alla sua morte. La sua tomba si trova nella Basilica di San Domenico. Da Piazza Nettuno abbiamo una stupenda visuale notturna anche di Piazza Maggiore, su cui si affacciano, partendo da sinistra: il Palazzo del Podestà con la torre dell’Arengo (sec.XIII), il cinquecentesco Palazzo dei Banchi con il suo elegante portico chiamato “ Pavaglione”, la Basilica di San Petronio, il Palazzo dei Notai (potente corporazione del sec. XIV), il Palazzo d’Accursio.
Il Palazzo d’Accursio (giurista del XIII sec.), ora sede del Comune, fu costruito nel corso di vari secoli a partire dal XIII sec. (la parte sinistra e la torre) fino al XVI sec. (la parte destra e il portale sormontato dalla statua in bronzo di Papa Gregorio XIII). Dal portale si accede al cortile d’onore (sec. XV). Più avanti vi è un secondo cortile con al centro una copia di una cisterna cinquecentesca di Antonio Morandi detto il Terribilia. All’interno, oltre alle collezioni comunali d’arte, c’è anche il Museo Giorgio Morandi, che raccoglie una vasta collezione di opere del celebre pittore bolognese.
Dopo la passeggiata, ce ne torniamo in albergo. La mattina, dopo una ricca e ottima colazione al buffet del ristorante, ritorniamo a Bologna parcheggiando nella stessa via della sera prima. Il parcheggio, come già detto, è a pagamento fino alle 18.30 ma è possibile optare per la tariffa giornaliera di 5 euro e quindi scegliamo questa soluzione, certamente più conveniente per noi. Ripercorriamo Via dell’Indipendenza e ci distraiamo a guardare i numerosissimi negozi che si susseguono da un lato e dall’altro della strada. Ci distraiamo anche troppo, perché arrivati a Piazza Maggiore scopriamo con disappunto che la Basilica di San Petronio e tutte le altre chiese di Bologna chiudono all’ora di pranzo (dalle 12.00 alle 15.00 oppure dalle 12.30 alle 15.30) e chiudono anche molto presto la sera (alle 18.00 o al massimo alle 18.30). Pensando di avere tutto il giorno a disposizione ce la siamo presa comoda, ora invece ci ritroviamo a dover concentrare le visite nelle sole tre ore pomeridiane.
Camminando sotto il portico del Pavaglione, imbocchiamo via dell’Archiginnasio, superiamo il Museo Civico Archeologico ed entriamo a visitare l’Archiginnasio. Costruito nel ‘500 su progetto del Terribilia, l’Archiginnasio fu la sede dell’Università dal 1563 al 1803 e attualmente ospita la Biblioteca Comunale. Purtroppo il palazzo è chiuso in agosto quindi possiamo accedere al solo cortile posto al piano terra. Vale comunque la pena perché il cortile è uno spettacolo: è completamente decorato dagli stemmi e dai nomi degli studenti che nel corso dei secoli frequentarono l’università nonché da affreschi, iscrizioni e busti dedicati ai professori che vi hanno insegnato. Ai lati del cortile a doppio loggiato ci sono due scaloni che portano ai piani superiori dove si trovano le due aule magne (la sala degli Artisti oggi adibita a sala di lettura della Biblioteca e la sala dei Legisti detta anche sala dello Stabat Mater) nonché il Teatro Anatomico. Purtroppo possiamo solo ammirarne le foto poste all’ingresso del cortile.
Arrivati a Piazza Galvani giriamo a sinistra e percorriamo via Farini, giriamo su via Garibaldi per andare a vedere (solo dall’esterno perché siamo fuori orario) la Basilica di San Domenico, dove sono sepolti San Domenico e Re Enzo. Nella piazza, due colonne secentesche sormontate dalle statue di San Domenico e della Madonna, nonché due tombe (una è di Rolandino de’ Passeggeri, giurista del XIII sec.).
Proseguendo su via Farini arriviamo alla Basilica di Santo Stefano: in realtà si tratta di un complesso di edifici molto antichi dedicato al Santo, di proprietà dei monaci benedettini sin dal X sec. Si dice sia stato costruito per volere di San Petronio, vescovo della città dal 431 al 450, per riprodurre i luoghi sacri da lui visitati a Gerusalemme. Viene infatti chiamata la “Gerusalemme bolognese” o anche complesso delle “Sette Chiese” perché tante erano in origine le chiese che lo costituivano. Ma in seguito ai lavori di restauro eseguiti a partire dal 1880 ne rimangono solo quattro: chiesa di San Giovanni Battista, chiesa del Santo Sepolcro, chiesa dei SS. Vitale e Agricola, chiesa della Trinità.
Seduti sotto un portico in attesa dell’apertura, notiamo i bellissimi palazzi che circondano piazza Santo Stefano.
Si entra nel complesso dalla chiesa longobarda di San Giovanni Battista o del Crocifisso (sec. VIII), a navata unica con presbiterio rialzato, al centro del quale si trova un crocifisso del ‘300. Nella Cripta sottostante, a cinque navate, sono conservate le reliquie dei martiri Vitale e Agricola, uccisi all’epoca delle persecuzioni ordinate dall’imperatore Diocleziano.
Si passa poi alla chiesa del Santo Sepolcro che si dice sia stata costruita, sempre per volere di San Petronio, a immagine e somiglianza della Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, sui resti di un tempio pagano dedicato ad Iside (di cui restano sette colonne di marmo scuro). La chiesa ha forma ottagonale. Al centro, un’edicola (sec. XII), decorata con rilievi e circondata dalle sette colonne di marmo scuro e da colonne di mattoni aggiunte dai monaci benedettini nell’XI sec. L’edicola fino al 2000 ha custodito le reliquie di San Petronio (poi traslate nella Basilica di San Petronio).
Da qui si accede alla chiesa dei SS. Vitale e Agricola, a tre navate, che custodisce i sarcofagi dei santi (ora vuoti), risalenti ad epoche diverse.
Si esce poi sul cortile di Pilato con al centro il “catino di Pilato” (una vasca in pietra donata dai re longobardi Liutprando e Ildeprando, come riporta l’iscrizione posta sul bordo della vasca). Ai lati dei porticati si affacciano delle cappelle e con delle lapidi alle pareti. Molto particolari la finestra decorata con una colonna e un gallo di pietra, detto “Gallo di San Pietro”, e la lapide mortuaria di un sarto con al centro un paio di forbici.
Entriamo nella chiesa della Trinità o del Martyrium, a cinque navate, molto antica ma più volte trasformata nel corso dei secoli, dove troviamo un’Adorazione dei Magi (gruppo ligneo del XIV sec.).
Usciamo e ci ritroviamo nel chiostro, con un pozzo di pietra al centro e due ordini di colonne (quello inferiore più semplice del XI sec. e il superiore, decorato, del XII sec.). Sulle pareti, le lapidi in memoria dei caduti in guerra.
Infine, il Museo con varie opere fra cui la “strage degli innocenti”, frammento facente parte degli affreschi duecenteschi che decoravano la chiesa del Santo Sepolcro.
Usciamo dal complesso entusiasti: è un posto bellissimo.
Ci incamminiamo in direzione di Piazza della Mercanzia per andare a vedere il Palazzo della Mercanzia. Costruito nel ‘300 , in stile gotico, ospitava varie corporazioni e il Tribunale dei Mercanti, demandato a risolvere tutte le questioni in materia commerciale. Le decisioni del Tribunale potevano essere impugnate davanti al Giudice delle “Appellationi”. Dall’elegante balconcino sormontato da un baldacchino venivano lette le sentenze. Oggi il Palazzo della Mercanzia è la sede della Camera di Commercio (infatti non è visitabile).
Poco più avanti le due Torri simbolo della città: la Torre degli Asinelli e la Torre della Garisenda. Pensavamo fossero le uniche, invece scopriamo che a Bologna ce ne sono una ventina. Anzi pare che nel medioevo fossero molte di più. Venivano costruite dalle famiglie più in vista di Bologna, ma non si sa bene per quale scopo. Le due torri pendenti prendono il nome dalle famiglie che ne erano proprietarie. La più alta è quella degli Asinelli (altezza mt. 97,2 e pendenza mt. 2,2) e si può visitare. La Garisenda (altezza mt. 48 e pendenza mt. 3,2) in origine era più alta ma fu mozzata per ragioni di sicurezza.
Imbocchiamo Via Maggiore per andare a vedere Casa Isolani, raro esemplare di abitazione gotico-romanica risalente al XIII sec., caratterizzata dalla facciata con pilastri e travi in legno. Entriamo nel portone e rimaniamo sorpresi nel ritrovarci in un ambiente completamente ristrutturato, che si snoda nel palazzo fino a sbucare sulla via parallela. Ci facciamo un giro nella galleria fra negozi, ristoranti e abitazioni molto chic.
Torniamo velocemente a piazza Maggiore per visitare la Basilica di San Petronio prima che chiuda.
Si tratta di una chiesa enorme, in stile gotico, costruita nel ‘300 in onore del santo patrono della città. La particolarità sta nella facciata, rimasta incompleta. Il portone centrale è opera di Jacopo della Quercia. All’interno ci sono ventidue cappelle. Purtroppo facciamo appena in tempo a dare una fuggevole occhiata e notare la meridiana disegnata sul pavimento, perché ci buttano fuori alle 17.55. Usciamo dalla chiesa un po’ scocciati.
Su via dell’Indipendenza facciamo un po’ di shopping e poi cerchiamo un posto economico per la cena, che non sia il solito McDonald’s. Veniamo attratti da “6 Fritto”, via dell’Indipendenza 68/a, una specie di rosticceria- friggitoria-take away gestita da una signora molto cordiale, che offre un menù di fritti al cartoccio (fish and chips, frittura di pesce, frittura bolognese etc.), e un menù fresco con insalate, macedonie di frutta, yogurt e altro. Noi abbiamo preso la frittura di pesce e la frittura bolognese (polpettine bolognesi, crema fritta e verdure fritte), entrambe buonissime. In particolare abbiamo apprezzato le polpettine bolognesi.
Riprendiamo la macchina e ce ne torniamo all’albergo distrutti. Dopo una giornata così intensa, apprezziamo ancora di più i comfort che offre l’hotel. La mattina, dopo un’altra ricca colazione al buffet, facciamo i bagagli e lasciamo la stanza prima di mezzogiorno.
Bologna ci è piaciuta molto. Avremmo voluto avere più tempo per visitarla meglio ma sicuramente, se capiterà un’altra occasione, ci torneremo.